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Art. 29 3/bis e decreti

Posted by maxely on Marzo 9, 2013

Nel Febbraio 2009 è stato approvato e pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto Milleproroghe nel quale oltre ad altre normative regola anche la disciplina sul TUNING. Il tuning fino a quel momento non aveva mai avuto una disciplina dedicata, tutte le regolamentazioni si rifacevano al codice della strada generico nel qualne non era permesso alcuna modifica se non autorizzate preventivamente tramite nulla osta dalla casa costruttrice. Si sono susseguiti numerose circolari per cercare di capire cosa potesse essere istallato e cosa non. L’Articolo 29 3bis abolisce di fatto il Nulla osta della casa costruttrice ma non subito, verranno infatti emanati in futuro dei decreti che regoleranno la disciplina su OGNI componente ed il 3ter ci dà la possibilità di montare pezzi omologati nella comunità europea.
Qui di seguito verranno riportati in primis i commi dedicati al tuning del decreto milleproroghe ed in futuro tutti i decreti emanati su ogni componente.

1-ter. All’articolo 75 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, sono apportate
le seguenti modifiche:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
“2. L’accertamento di cui al comma 1 può riguardare singoli veicoli o gruppi di esemplari dello stesso tipo di
veicolo ed ha luogo mediante visita e prova da parte dei competenti uffici delle direzioni generali territoriali
del Dipartimento per i trasporti terrestri e del trasporto intermodale del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, con le modalità stabilite con decreto dallo stesso Ministero. Con il medesimo decreto è indicata la
documentazione che l’interessato deve esibire a corredo della domanda di accertamento“;
b) dopo il comma 3, sono inseriti i seguenti:
“3-bis. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisce con propri decreti norme specifiche per
l’approvazione nazionale dei sistemi, componenti ed entità tecniche, nonché le idonee procedure per la loro
installazione quali elementi di sostituzione o di integrazione di parti dei veicoli, su tipi di autovetture e
motocicli nuovi o in circolazione. I sistemi, componenti ed entità tecniche, per i quali siano stati emanati i
suddetti decreti contenenti le norme specifiche per l’approvazione nazionale degli stessi, sono esentati dalla
necessità di ottenere l’eventuale nulla osta della casa costruttrice del veicolo di cui all’articolo 236, secondo
comma, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, salvo
che sia diversamente disposto nei decreti medesimi.
3-ter. Qualora le norme di cui al comma 3-bis si riferiscano a sistemi, componenti ed entità tecniche oggetto
di direttive comunitarie, ovvero di regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite recepite dal
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le prescrizioni di approvazione nazionale e di installazione sono
conformi a quanto previsto dalle predette direttive o regolamenti.
3-quater. Gli accertamenti relativi all’approvazione nazionale di cui al comma 3-bis sono effettuati dai
competenti uffici delle direzioni generali territoriali del Dipartimento per i trasporti terrestri e per il trasporto
intermodale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporto

_________________________________________________________________________________________

1° Decreto:  IL SISTEMA  FRENANTE

_______________________________________

Decreto Ministero dei Trasporti - 05/08/2010 - n. 148 - Dischi freni per autovetture

OGGETTO: Regolamento recante sistemi dischi freni per autovetture.

IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Visto l’articolo 75 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, concernente l’accertamento dei requisiti di idoneità alla circolazione e omologazione dei veicoli a motore e loro rimorchi ed, in particolare, il comma 3-bis del medesimo articolo 75, che demanda al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti l’emanazione di norme specifiche per l’approvazione nazionale di sistemi, componenti ed entità tecniche, nonché le idonee procedure per la loro installazione quali elementi di sostituzione o di integrazione di parti dei veicoli, su tipi di autovetture e motocicli nuovi o in circolazione;
Visto l’articolo 236, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495;
Visto il decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 2 maggio 2001, n. 277, con cui è stato adottato il regolamento recante “Disposizioni concernenti le procedure di omologazione dei veicoli a motore, dei rimorchi, delle macchine agricole, delle macchine operatrici e dei loro sistemi, componenti ed entità tecniche” e successive modifiche ed integrazioni;
Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 20 giugno 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 luglio 2002, n. 172, S.O., recante “Recepimento della direttiva 2001/116/CE della Commissione europea del 20 dicembre 2001, che adegua al progresso tecnico la direttiva 70/156/CE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all’omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi“;
Visto il decreto del Ministro dei trasporti 3 maggio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 luglio 2007, n. 165, S.O., recante “Recepimento della direttiva 2005/64/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2005 sull’omologazione dei veicoli a motore, per quanto riguarda la loro riutilizzabilità, riciclabilità e recuperabilità e che modifica la direttiva 70/156/CEE del Consiglio“;
Visto il decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, recante “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso” e successive modifiche, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 agosto 2003, n. 182, S.O.;
Considerata l’esigenza di regolamentare la sostituzione di taluni componenti dell’impianto frenante delle autovetture;
Espletata la procedura d’informazione nel settore delle tecniche prevista dalla legge 21 giugno 1986, n. 317 e successive modifiche ed integrazioni;
Visto l’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 14 giugno 2010;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell’articolo 17, comma 3, della citata legge 23 agosto 1988, n. 400;

Adotta il seguente regolamento:

Art. 1
Campo di applicazione
1. Il regolamento si applica ai sistemi dischi freno, di seguito definiti “sistema” secondo quanto specificato al successivo articolo 2, destinati ad essere installati sui veicoli della categoria internazionale M1, quali elementi di sostituzione dei corrispondenti componenti originali o loro ricambi.
2. I sistemi, di cui al comma 1, sono omologati in conformità alle prescrizioni e alle procedure di prova previste dal presente regolamento.

Art. 2
Definizioni
1. Ai fini del regolamento si definiscono quali:
a) “sistema” dischi freno l’insieme costituito dai dischi freno ed, eventualmente, da uno o più dei seguenti elementi:
1) pinze freni;
2) guarnizioni;
3) adattatore pinze;
4) tubazione di collegamento;
5) sensori, che presentano caratteristiche diverse, nei materiali utilizzati o sono di forma o grandezza diversa o, ancora, sono combinati in modo diverso, dai corrispondenti elementi dell’impianto frenante originario del veicolo;
b) “costruttore“, il produttore di un sistema dischi freno;
c) “tipo di veicolo” per quanto riguarda l’impianto di frenatura, così come definito dalla direttiva 71/320/CEE;
d) “campo d’impiego” i tipi di veicoli sui quali il sistema dischi freno può essere installato.

Art. 3
Omologazione dei sistemi
1. La domanda di omologazione di un sistema è presentata dal costruttore, ovvero dal suo rappresentante, opportunamente accreditato, ad un servizio tecnico del Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici, così come indicato all’articolo 3, lettera ll), del decreto 28 aprile 2008 del Ministro delle infrastrutture e trasporti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 luglio 2008, n. 162, S.O., secondo le modalità previste dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 2 maggio 2001, n. 277, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12 luglio 2001, n. 160, S.O. La domanda è corredata da una scheda informativa compilata in conformità al modello riportato nell’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto.
2. I sistemi sono omologati solo ed esclusivamente per essere installati su veicoli equipaggiati dall’origine con freni a disco.
Nel caso di veicoli con elementi frenanti diversi su assi distinti, i sistemi possono essere omologati solo ed esclusivamente per essere installati sull’asse del veicolo equipaggiato dall’origine con freni a disco.
3. Ogni sistema è omologato, con eventuali estensioni di omologazione, in relazione ad uno o più tipi di veicoli. La verifica dell’idoneità del sistema, ai fini della sua omologazione, è effettuata in base ai criteri e con le procedure riportate nell’allegato C, che costituisce parte integrante del presente decreto.
4. A ciascun tipo di sistema, omologato in ottemperanza alle prescrizioni del regolamento, è assegnato un numero di omologazione ovvero di estensione di omologazione, in conformità a quanto previsto nell’allegato IV al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 2 maggio 2001, n. 277.
5. La Direzione generale per la motorizzazione rilascia il certificato di omologazione del sistema redatto in conformità al modello riportato all’allegato B, che costituisce parte integrante del presente decreto.

Art. 4
Caratteristiche generali dei sistemi
1. Ciascun sistema deve essere progettato, costruito e montato in modo che, in condizioni normali di impiego e malgrado le sollecitazioni cui può essere sottoposto, non siano alterate le funzioni dell’impianto di frenatura originario del veicolo.
2. In particolare, il sistema deve essere progettato, costruito e montato in modo da resistere agli agenti di corrosione e di invecchiamento cui è esposto.
3. È richiesta la preventiva autorizzazione del costruttore del veicolo nei casi in cui il sistema richieda la sostituzione o modifiche di attuatori, centraline, e relativi software per la gestione dei sistemi anti-bloccaggio, controllo della trazione e della stabilità del veicolo ivi compresa la sostituzione del fluido idraulico con altro di caratteristiche diverse da quello indicato dal costruttore del veicolo.
4. Ogni sistema, una volta installato sul veicolo, deve consentire il ripristino della configurazione originaria del veicolo con la semplice rimozione dello stesso sistema e il montaggio dei corrispondenti elementi originari.
5. È possibile derogare alla prescrizione di cui al comma 4, subordinatamente al rilascio del nulla osta del costruttore del veicolo, con il quale si autorizzano le modifiche necessarie all’installazione del sistema.

Art. 5
Prescrizioni per l’installazione dei sistemi sui veicoli
1. Gli Uffici della motorizzazione civile, a richiesta dell’utenza, procedono alla visita sui singoli veicoli per verificare la conformità del sistema installato al tipo omologato.
2. L’installatore fornisce una dichiarazione con la quale certifica l’osservanza delle disposizioni di installazione previste dal costruttore, ovvero, nei casi previsti all’articolo 4, comma 3, dal costruttore del veicolo. La dichiarazione è redatta secondo il modello riportato in allegato D, che costituisce parte integrante del presente decreto.

Art. 6
Aggiornamento della carta di circolazione
1. Successivamente all’effettuazione, con esito positivo, della visita di cui all’articolo 5, gli Uffici della motorizzazione civile procedono all’aggiornamento della carta di circolazione, secondo le modalità stabilite dalla Direzione generale per la motorizzazione.
2. In fase di aggiornamento della carta di circolazione, secondo quanto indicato al precedente comma 1, sono apportate le eventuali modifiche e prescrizioni risultanti dalla documentazione rilasciata dal costruttore del sistema, indicata al successivo articolo 7.

Art. 7
Prescrizioni per il costruttore del sistema
1. Ogni sistema omologato riporta il marchio dell’omologazione di base conseguita, omettendo le eventuali estensioni, chiaramente leggibile ed indelebile, di cui all’articolo 3, comma 4. Tale marchio va apposto direttamente su ogni singolo disco freni componente il sistema.
2. Il costruttore correda ogni singola unità prodotta con le prescrizioni per l’installazione, di cui all’articolo 5, comprendenti le indicazioni generali e le eventuali prescrizioni specifiche.
3. Ogni singolo sistema prodotto è corredato con le informazioni di uso e installazione dello stesso, destinate all’utilizzatore.

Art. 8
Conformità della produzione
1. Gli impianti di produzione dei sistemi sono soggetti al controllo del sistema di verifica della conformità della produzione, prevista dal decreto dirigenziale 21 aprile 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 maggio 2009, n. 107, S.O.
2. I sistemi omologati sono realizzati in modo da risultare conformi al tipo omologato.
3. La Direzione generale della motorizzazione può procedere a qualsiasi prova prescritta nel regolamento, nell’ambito della verifica:
a) della conformità della produzione del sistema;
b) delle procedure per la valutazione della durabilità del sistema.
4. L’omologazione accordata per un tipo di sistema è revocata se non vengono rispettate le prescrizioni del presente articolo.

Art. 9
Riconoscimento dei sistemi omologati da Stati membri dell’Unione europea
1. I sistemi omologati in altri Stati membri dell’Unione europea, dalla Turchia, o aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, corredati di idonea documentazione emessa da uno dei sopraccitati Stati, sono soggetti a verifica delle condizioni di sicurezza del prodotto e di protezione degli utenti sulla base di certificazioni rilasciate nei paesi di provenienza.
2. La verifica di cui al comma 1, ove si evinca da un esame documentale che le condizioni di sicurezza del prodotto e di protezione degli utenti sono equivalenti o superiori a quelle richieste dal regolamento, non comporta la ripetizione di controlli già esperiti nell’ambito dell’originaria procedura di approvazione.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 5 agosto 2010
Il Ministro: MATTEOLI

Allegato A al DM 5.8.2010 n. 148

Modello della scheda informativa.
Scheda Informativa relativa all’omologazione di un sistema dischi freni
Le seguenti informazioni, ove applicabili, sono fornite in triplice copia.
Gli eventuali disegni e fotografie sono forniti in scala adeguata e con sufficienti dettagli; in formato A4 o in fogli piegati in detto formato.
Qualora i sistemi includano funzioni controllate elettronicamente, sono fornite le necessarie informazioni relative alle prestazioni.
0. DATI GENERALI
0.1. Marca (denominazione commerciale del costruttore): …
0.2. Tipo: …
0.3. Nome ed indirizzo del costruttore: …
0.4. Posizione e/o modo di fissaggio del marchio di omologazione per i seguenti componenti costituenti il sistema:
0.4.1. dischi freno …
0.5. Indirizzo dello o degli stabilimenti di produzione: …
1. DESCRIZIONE DEL SISTEMA
1.1. Marca e tipo del sistema: …
1.1.1. marca e tipo delle guarnizioni dei freni: …
1.1.2. categorico o identificazione delle guarnizione dei freni: …
1.2. Disegni del sistema con tutti i componenti accessori, specificando:
- dimensioni in mm …
- peso in grammi …
- materiali utilizzati:
- composizione chimica (ove ricorra) e caratteristiche fisico-meccaniche certificate da laboratorio di prova (citare la certificazione del laboratorio) …
- prova di corrosione per i materiali metallici (citare la certificazione di laboratorio) …
- informazioni sulla riutilizzabilità, riciclabilità e recuperabilità …
1.2.2. Descrizione del sistema
1.3. Descrizione del tipo o dei tipi di veicolo ai quali è destinato il sistema …
1.3.1 Numero(i) e/o simbolo(i) che contraddistinguono il tipo o i tipi di veicolo: …
1.4. Descrizione e disegni che mostrano la posizione del sistema installato sul veicolo: …
1.5 Osservazioni: …

Allegato B al DM 5.8.2010 n. 148

Modello del certificato di omologazione/estensione.
Dipartimento per i Trasporti Terrestri
Direzione Generale per la Motorizzazione
Ufficio …..
CERTIFICATO riguardante:
l’omologazione/l’estensione dell’omologazione di un sistema dischi freno.
N. ………………………………..

Visto il nuovo codice della strada, approvato con D.L.vo 30/04/1992 n° 285 e successive modificazioni e integrazioni;
Visto il Regolamento di Esecuzione ed Attuazione del Codice della Strada, approvato con D.P.R. 16/12/1992 n° 495 e successive modificazioni e integrazioni;
Visto il Decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione del 2 maggio 2001 n° 277 e successive modifiche ed integrazioni; recante norme sulle procedure amministrative di omologazione;
Visto il Decreto del Ministro dei Trasporti del …………………; recante disposizioni concernenti l’omologazione di sistemi dischi freno per autovetture;
Vista la domanda presentata in data ……….. da ………… intesa ad ottenere l’omologazione del tipo di sistema denominato ………………;
Vista l’omologazione …………………;
Visti il verbale n° …………………………… in data ………… redatto dal Centro Prova Autoveicoli di ……………;
Si dichiara omologato il tipo di sistema:
0.1 marca (denominazione commerciale del costruttore) …;
0.2 tipo …;
0.3 Campo di impiego
0.3.1 costruttore del veicolo …;
0.3.2 numero di certificato di omologazione del veicolo o dei veicoli …;
0.3.3 denominazione del tipo del veicolo o dei veicoli …;
0.3.4 asse (ad es. asse 1) …;
0.3.5 altri dati (es. potenza del motore, peso totale ammesso, tipo di freno, presenza o meno ABS, ecc.)
Gli esemplari prodotti debbono essere conformi al tipo omologato e devono recare un marchio di omologazione di cui al comma ….. dell’art. ….. del decreto del Ministro dei Trasporti del ……

………………, lì …………… IL DIRETTORE

Allegato C al DM 5.8.2010 n. 148

Procedura per la verifica dell’idoneità di un sistema dischi freno per autovetture ai fini della sua omologazione.

1. Requisiti generali dei sistemi dischi freno
I sistemi dischi freno devono:
a) soddisfare le medesime disposizioni di frenatura secondo le quali è stato omologato il tipo di veicolo per il quale è richiesta l’omologazione del sistema;
b) presentare caratteristiche di attrito dinamiche non inferiori a quelle del sistema di frenatura originale;
c) possedere caratteristiche meccaniche tali da garantire almeno gli stessi standard del sistema di frenatura originale;
d) presentare stabilità alle differenti temperature.
e) i materiali costituenti ciascuno dei componenti del sistema debbono essere conformi ai requisiti richiesti dalla direttiva 2000/53/CE e successive modifiche.

2. Prove
La verifica di idoneità di un sistema dischi freno è effettuata attraverso le prove di seguito descritte.
2.1 Veicolo di prova
Un veicolo, considerato rappresentativo per il tipo per il quale viene richiesta una omologazione di un sistema dischi freno, deve essere equipaggiato con tale sistema e dotato, tra l’altro, di dispositivi idonei per una prova del freno in conformità alle disposizioni della direttiva 71/320/CEE e successive modificazioni ed integrazioni (in seguito citate solo come direttiva 71/320/CEE) o degli equivalenti regolamenti UNECE. Tutte le prove di seguito elencate devono essere eseguite con freni rodati. Per le prove comparative tra il sistema dischi freno e il sistema freni originale è necessario applicare lo stesso programma di rodaggio.
2.2 Conformità alla direttiva 71/320/CEE ovvero alla regolamentazione UNECE
La conformità ai requisiti della regolamentazione della direttiva 71/320/CEE ovvero ai corrispondenti regolamenti UNECE, secondo il criterio indicato al punto 1), lettera a), deve essere certificata per il relativo tipo di veicolo con le seguenti prove:
2.2.1 Impianto freno di servizio
2.2.1.1 Prove del freno tipo 0, con motore disinnestato, veicolo carico.
2.2.1.2 Prove del freno tipo 0, con motore innestato, veicolo scarico e carico (con prova integrativa, comportamento del veicolo ad alta velocità).
2.2.1.3 Prove del freno tipo I (prova della riduzione dell’efficienza frenante).
Al termine della prova del freno tipo I deve essere verificato l’effetto frenante a freni caldi.
2.2.2 Impianto freno di stazionamento (da effettuare solo nel caso in cui il sistema dischi freno interessi anche il freno di stazionamento).
2.2.2.1 Prove così come previste dalle pertinenti prescrizioni (vedasi punto 2.2).
2.2.3 veicoli muniti di sistemi di frenatura antibloccaggio (ABS)
2.2.3.1 Prove così come previste dalle pertinenti prescrizioni (vedasi punto 2.2).
2.3 Prova delle caratteristiche di attrito dinamiche
2.3.1 Prova comparativa su pista dei singoli assi
Per questa prova il veicolo deve essere carico e tutte le frenate devono essere eseguite con motore disinnestato su un fondo stradale orizzontale. Il freno di servizio del veicolo deve essere provvisto di un dispositivo che separa i freni delle ruote anteriori da quelli delle ruote posteriori affinché sia possibile azionarli in modo indipendente. Se l’omologazione è richiesta per un sistema dischi freno delle ruote anteriori, i freni delle ruote posteriori devono essere messi fuori funzione per la durata della prova. Analogamente, se l’omologazione è richiesta per un sistema dischi freni delle ruote posteriori, i freni delle ruote anteriori devono essere messi fuori funzione per la durata della prova.
2.3.1.1 Prova comparativa dell’effetto frenante a freni freddi
L’effetto frenante a freni freddi del sistema disco freni deve essere confrontato con l’impianto frenante originario per comparare i risultati della seguente prova. Con il sistema disco freni devono essere eseguite almeno sei frenate successive con diverse forze di azionamento o pressioni di frenata nel condotto gradualmente crescenti fino al bloccaggio delle ruote o fino alla completa decelerazione media di 6 m/s2 oppure fino alla massima forza di azionamento ammessa per la categoria di appartenenza del veicolo, con velocità iniziale per la prova dei freni dell’asse anteriore e dell’asse posteriore indicata nella tabella riportata di seguito:
Asse anteriore 70 km/h
Asse posteriore 45 km/h
La temperatura iniziale del disco freno deve essere < 100° C prima di ogni frenata. La prova descritta nel presente paragrafo deve essere eseguita anche con il sistema frenante originario. Le caratteristiche di attrito dinamiche del sistema dischi freno possono essere considerate comparabili a quelle dell’impianto originario, se i valori raggiunti della decelerazione completa media con le stesse pressioni o forze di azionamento nella zona dei 2/3 superiori della curva generata non si discostano più del ± 10% o più di ± 0,4 m/s2 da quelli dell’impianto originario.
2.3.2 Prova delle caratteristiche di attrito dinamiche su banco prova (in alternativa alla prova di cui al punto 2.3.1)
2.3.2.1 Equipaggiamento del banco di prova (dinamometro ad inerzia)
Il dinamometro ad inerzia deve essere dotato di una strumentazione tale da consentire la registrazione continua di velocità di rotazione, coppia frenante, pressione nel circuito dei freni, numero di giri dopo l’azionamento del freno, tempo di frenata e temperatura del rotore dei freni.
2.3.2.2. Condizioni di prova
2.3.2.2.1 Momento di inerzia del banco di prova
Il momento di inerzia della massa del dinamometro deve essere impostato con una tolleranza di ± 5% del valore calcolato, corrispondente alla percentuale di inerzia complessiva del veicolo che viene frenato dalla relativa ruota. Il calcolo viene eseguito secondo la seguente formula:
I = m • rdyn2
dove:
I = momento di inerzia di rotazione (kgm2);
rdyn = raggio di rotolamento dinamico del pneumatico (m);
m = massa di prova (parte della massa complessiva del veicolo, che viene frenato dalla relativa ruota)
3.2.1.1 Raggio di rotolamento dinamico
Per il calcolo del momento di inerzia della massa inerziale deve essere considerato il raggio di rotolamento dinamico (rdyn) del maggiore pneumatico omologato per il veicolo (ovvero per l’asse).
2.3.2.2.2 Massa di prova
La massa di prova per il calcolo del momento di inerzia della massa inerziale deve essere:
a) per la prova dei freni agenti sull’asse anteriore: m = PA * M/(2*NAA)
dove
M = massa complessiva max. ammessa del veicolo
NAA = numero di assi anteriori
PA = 77 % (percentuale di massa asse anteriore)
b) per la prova dei freni agenti sull’asse posteriore: m = PP * M/(2*NAP)
M = massa complessiva max. ammessa del veicolo
NAP: numero di assi posteriori
PP = 32% (percentuale di massa asse posteriore)
2.3.2.3 Modalità di prova delle caratteristiche di attrito dinamiche (prova comparativa del freno agente sulla singola ruota)
- L’effetto frenante a freni freddi del sistema dischi freno e dell’impianto originario deve essere confrontato per comparare i risultati della prova di seguito descritta;
- Il numero di giri iniziale del banco di prova deve corrispondere alla velocità lineare del veicolo di 100 km/h, sulla base del valore medio del raggio di rotolamento dinamico minimo dei pneumatici omologati.
- Il raffreddamento dei freni mediante aria deve essere eseguito con flusso diretto perpendicolarmente all’asse di rotazione della ruota. La velocità del flusso d’aria sul freno non deve superare i 10 km/h. L’aria di raffreddamento deve essere a temperatura ambiente.
- Con il sistema disco freno devono essere eseguite sei frenate successive con diverse forze di azionamento o pressioni frenanti nel condotto gradualmente crescenti fino ad una decelerazione totale media di 6 m/s2. La temperatura iniziale del disco/tamburo freno deve essere < 100° C prima di ogni frenata.
- La prova sopra descritta deve essere eseguita anche con l’impianto freni originario.
- Le caratteristiche di attrito dinamiche del sistema dischi freno possono essere considerate comparabili a quelle dell’impianto originale, se i valori raggiunti della decelerazione completa media con le stesse pressioni o forze di azionamento nella zona dei 2/3 superiori della curva generata non si discostano più del ± 10% o più di ± 0,4 m/s2 da quelli del disco freno originale.
2.4 Prova dinamica del componente su banco di prova
La prova dinamica del componente viene valutata con le prove descritte nei paragrafi successivi. Le relative prove devono essere eseguite su almeno due campioni identici del componente del sistema soggetto a prova per ogni gruppo di prova. Il freno deve essere configurato secondo la posizione di montaggio sul veicolo (a scelta rigido o mediante fuso a snodo). Il tipo di rilevamento della temperatura è a scelta ma deve essere lo stesso per tutti i test.
2.4.1 Dischi freno
2.4.1.1 Prova di resistenza all’incrinatura
La prova viene eseguita con disco nuovo di fabbrica e pastiglie nuove.
2.4.1.1.1 Condizioni di prova
Il momento di inerzia di massa del banco di prova della massa inerziale è da definire in conformità ai requisiti del precedente paragrafo 2.3.2 e relativi sottoparagrafi. Il numero di giri del banco di prova deve essere conforme alla velocità di prova lineare del veicolo sulla base del valore medio del raggio di rotolamento dinamico massimo e minimo dei pneumatici omologati.
2.4.1.1.2 Programma di prova formazione di incrinature
- Tipo di frenata: frenate successive
- Intervallo di frenata tif = 70 s
- numero di frenate per ciclo 2
- Relativa coppia frenante a [m/s2] = 5,0
- numero totale dei cicli di frenata: 100
- frenata da 0,8 vmax (bbH) a 20 km/h
- temperatura iniziale della 1ª frenata di ogni ciclo < 100°C
Vmax: Velocità massima del tipo (secondo campo di impiego)
tfef Tempo di frenata effettiva durante la prova
ta Tempo di accelerazione minimo secondo la capacità di accelerazione del relativo veicolo
ts Tempo di arresto
tif Intervallo di frenata (tfef + ta + ts)
2.4.1.1.3 Risultato di prova
Il test è da considerarsi superato quando:
- una volta eseguiti 100 cicli il disco freno non presenta alcun danno oppure
- se il disco freno presenta danni prima di aver completato 100 cicli, il medesimo test deve essere effettuato con il sistema disco freno originale ed il risultato deve essere confrontato. Qualora il numero di cicli superato senza danni dal disco in corso di omologazione sia almeno il 90% del numero di cicli raggiunto dal disco freno originale prima di danneggiarsi, il test è da considerarsi superato.
Per danneggiamento del disco freno si intende:
- presenza di cricche radiali di lunghezza superiore ai 2/3 della altezza radiale della superficie frenante
- cricche passanti attraverso tutto lo spessore della superficie frenante
- presenza di cricche sulla superficie frenante che raggiungono il diametro esterno ovvero interno della superficie frenante
- qualsiasi tipo di danno strutturale o cricca si presenti in aree al di fuori della superficie frenante del disco freno
2.4.1.2 Prova di resistenza
La prova di resistenza deve essere eseguita in seguito ad una prova di resistenza all’incrinatura positiva con gli stessi campioni di prova.
2.4.1.2.1. Condizioni di prova
Come al precedente paragrafo 2.4.1.1.1.
2.4.1.2.2 Programma della prova di resistenza
- tipo di frenata frenate: singole
- numero di frenate: 50
- temperatura iniziale all’inizio di una frenata < 100°C
- Relativa coppia frenante a [m/s2] 10,0 con pressione frenante Pmax<160 bar
- Frenate da 100 km/h a 10 km/h
2.4.1.2.3 Risultato di prova
Il test è da considerarsi superato se dopo 50 frenate il disco freno non presenta alcuna rottura.
2.4.1.3 Prova di deformazione
2.4.1.3.1 Condizioni di prova
Il momento di inerzia di massa del dinamometro è da definire in conformità ai requisiti del precedente paragrafo 2.3.2 e relativi sottoparagrafi. Il numero di giri del banco di prova deve essere correlato alla velocità di prova lineare del veicolo sulla base del valore medio del raggio di rotolamento dinamico massimo e minimo dei pneumatici omologati.
2.4.1.3.2 Programma di prova
La schermatura dell’anello di attrito per dischi freno viene disposta su 2 punti di misura, rispettivamente a 4 mm dal bordo dell’anello di attrito esterno ovvero interno nonché nella direzione circonferenziale a 45° verso l’uscita del disco lato pinza in direzione di rotazione del disco.
La prova si compone di 2 parti (prova di tipo A e di tipo B) e viene eseguita come specificato di seguito:
Specifica prova di tipo A
Tipo di frenata: successive
Numero di frenate: 15
Temperatura iniziale 1ª frenata £ 50°C
Intervallo di frenata: tif = tfef + ta
Relativa coppia frenante a [m/s2] 2,5
Frenate da 100 km/h a20 km/h
Raffreddamento. Senza
Specifica prova di tipo B
Tipo di frenata: successive
Numero di frenate: 2
Temperatura iniziale 1ª frenata £ 50°C
Intervallo di frenata 45 s (sono ammessi allungamenti determinati dal banco di prova)
Relativa coppia frenante a [m/s2] 8,0 (con pressione frenante pmax £ 150bar)
Frenate da 0,9 vmax a 20 km/h
Raffreddamento: senza
Vmax: Velocità massima del tipo (secondo campo di impiego)
tfef: Tempo di frenata effettivo durante la prova
ta: tempo di accelerazione minimo secondo la capacità di accelerazione del relativo veicolo
2.4.1.3.3 Risultato di prova
La schermatura del disco freno speciale non deve superare il valore massimo definito del disco freno originale di più del 20%.
2.5 verifica di resistenza della pinza e dell’ eventuale adattatore per il fissaggio al fusello
La prova di resistenza del componente viene valutata con le prove descritte nei paragrafi successivi.
L’assieme pinza e l’eventuale adattatore deve essere configurato secondo la posizione di montaggio sul veicolo e vincolata rigidamente al banco. Il tipo di rilevamento della temperatura è a scelta ma deve essere lo stesso per tutti i test.
Laddove la pinza, ovvero l’eventuale adattatore per il fissaggio della pinza al fusello fossero applicati a più tipi di veicoli, per la prova, a copertura di tutti i tipi previsti, deve essere considerata la condizione più svantaggiosa nella definizione dei carichi (coppia frenante e pressione) da applicare ai componenti in prova.
2.5.1 Verifica della durata alla pressione pulsante (pinza)
La prova ha lo scopo di verificare la durata della pinza a fatica con sollecitazioni derivanti da cicli di pressione.
2.5.1.1 Condizioni di prova
La pinza o l’insieme adattatore-pinza, completa di pastiglie, va fissato su un supporto rigido, riproducendo l’attacco sul veicolo, serrando le viti con la coppia indicata dal costruttore; in luogo del disco può essere utilizzato un elemento sostitutivo, di pari spessore del disco, fissato al supporto.
A titolo esemplificativo la prova può essere eseguita su un banco attrezzato come segue:
• Un cilindro pneumatico per azionare la pompa idraulica.
• Una pompa idraulica a stelo tuffante (diametro 12 mm; corsa 200 mm) per portare in pressione il circuito.
• Una elettrovalvola per comandare il cilindro pneumatico.
• Un manometro per tenere sotto controllo la pressione (160 bar di fondo scala) L’apparecchiatura di prova deve garantire l’applicazione di cicli di pressione come di seguito specificato e la misura continua della pressione.
2.5.1.2 Programma di prova
Prima dell’inizio della prova deve essere effettuata l’operazione di spurgo. La pinza è sottoposta, a temperatura ambiente, ad una pressione idraulica pulsante corrispondente alla decelerazione di 1 g, con un minimo di 100 bar; il numero di cicli è di 250×103 con frequenza compresa tra 900-1100 cicli/h. Il singolo ciclo è schematizzato nella seguente figura 1.
2.5.1.3 Risultati della prova
La prova è ritenuta superata se alla fine della prova stessa non si sono verificate rotture di nessuno dei componenti, non si sono verificate perdite di fluido o trafilamenti e non c’è stata diminuzione della coppia di serraggio.
2.5.2 Verifica della durata alla pressione e coppia
La prova ha lo scopo di verificare a fatica la pinza ovvero l’insieme pinza adattatore con sollecitazioni derivanti dall’applicazione di pressione e coppia.
2.5.2.1 Condizioni di prova
La pinza o l’insieme adattatore-pinza, completa di pastiglie, va fissato su un supporto rigido, riproducendo l’attacco sul veicolo, serrando le viti con la coppia indicata dal costruttore; l’applicazione della coppia alla pinza deve avvenire attraverso perno sferico, che attraversa l’elemento simulante il disco, collegato a pastiglie metalliche appositamente predisposte con una sede concava.
A titolo esemplificativo, la prova può essere eseguita, con riferimento allo schema della figura 1, su un banco attrezzato come segue:
1. circuito pneumatico per fornire la coppia alla pinza;
2. circuito pneumo-idraulico per generare la pressione alla pinza.
Il primo è costituito da:
• Un cilindro pneumatico AP per la forza Ft2. Il diametro del cilindro va scelto in base alle pressione utilizzata che, per un corretto lavoro, deve essere compresa tra 1 e 5 bar (pmax = 5 bar; pmin = bar).
• Un regolatore di pressione R per stabilire la pressione pneumatica del cilindro.
• Un manometro MM2 per tenere sotto controllo la pressione di coppia (10 bar di fondo scala).
• Una elettrovalvola EV2.
• Una molla di richiamo M.
• Una leva fulcrata caratterizzata da lunghezze dei bracci a e b.
Il circuito della pressione, invece, è composto da:
• Una pompa idraulica PI a stelo tuffante (diametro 12 mm; corsa 200 mm) per portare in pressione il circuito.
• Un attuatore pneumatico CP per azionare la pompa idraulica.
• Una elettrovalvola EV1.
• Un manometro MM1 per tenere sotto controllo la pressione (200 bar di fondo scala).
La pressione necessaria nel circuito che determina la coppia applicata alla pinza si ottiene, con riferimento alla figura 1, come segue:
a forza tangenziale Ft1 è calcolata dalla relazione:
Ft1 = Mt / Reff
Dall’equilibrio alla rotazione della leva fulcrata:
Ft1 x b = Ft2 x a
(dove a e b sono i bracci del banco tangenziale e Ft2 la forza applicata dal cilindro al braccio a)
ovvero:
Ft2 = Ft1 x (b/a)
La pressione Pcilindro fornita al cilindro viene calcolata dividendo la forza Ft2 per l’area del cilindro Acilindro:
Pcilindro = Ft2 / Acilindro
2.5.2.2 Programma di prova
Prima dell’inizio della prova deve essere effettuata l’operazione di spurgo.
La pinza o l’insieme pinza adattatore è sottoposta, a temperatura ambiente, a 250×103 cicli di pressione idraulica e di coppia corrispondenti alla decelerazione di 1 g. In ogni caso la pressione idraulica non deve essere inferiore a 100 bar; la coppia deve essere applicata quando la pressione raggiunge il 30-40 % del valore di prova. Il ciclo medio di prova, alla frequenza di 900 ÷ 1100 cicli/h ha l’andamento indicato.
2.5.2.3 Risultati della prova
La prova è ritenuta superata se alla fine della prova stessa non si sono verificate rotture di nessuno dei componenti e non si sono verificate perdite di fluido.
2.5.3 Verifica della durata alla pressione in ciclo termico (pinza)
La prova ha lo scopo di verificare la durata della pinza alle sollecitazioni derivanti dall’applicazione da cicli di pressione associati a cicli termici.
2.5.3.1 Condizioni di prova
Come al punto 2.5.1.1 con la pinza posizionata in una cella termica con campo di temperatura -40°C - +200°C e variazione di 2°C/min.
2.5.3.2
Programma di prova
La pinza completa viene sottoposta a 36×103 cicli di pressione idraulica pulsante a temperature differenti; la pressione viene applicata secondo il ciclo medio indicato in Fig. 1, con valore massimo della pressione pari a 50 bar e frequenza ricompresa nel campo 900 ÷ 1100 cicli/h.
Il ciclo termico (figura 3), da - 40°C a + 120°C, deve essere ripetuto 3 volte secondo il seguente schema:
0.5 h a 15÷30 °C
1 h transitorio termico
4 h a 120°C
1 h transitorio termico
0.5 h a 15÷30 °C
1 h transitorio termico
3 h a -40 °C
1 h transitorio termico
2.5.3.3
Risultati della prova
Come punto 2.5.1.3
2.6 Verifica statica di scoppio
La prova di scoppio ha lo scopo di valutare la resistenza statica della pinza all’applicazione di un carico dato dalla pressione idraulica.
La strumentazione deve garantire la misura continua della pressione.
2.6.1 Condizioni di prova
La pinza, completa di pastiglie, deve essere montata su un distanziale dello stesso spessore del disco con pastiglie organiche o, in alternativa, solo nel caso di pinze fisse, può essere posizionata su un supporto metallico di spessore equivalente alla somma degli spessori di disco e pastiglie;
la pinza deve essere collegata alla fonte di pressione tramite il foro di alimentazione.
2.6.2 Programma di prova
- La pressione nella pinza deve essere aumentata con un gradiente pari a 20 bar/s fino a che non si produce un qualsiasi cedimento strutturale nella pinza ovvero non venga raggiunto il valore di 350 bar;
- Al raggiungimento dei 350 bar, tale pressione deve essere mantenuta per 10 s
2.6.3 Risultati della prova
La resistenza della pinza viene valutata verificando il livello di pressione che si raggiunge al momento del cedimento strutturale. Il livello di pressione raggiunto dovrà essere maggiore di quello minimo specificato nella scheda tecnica del costruttore.
2.7 Verifica statica del momento di ritorno
La prova del momento di ritorno ha lo scopo di valutare l’eventuale presenza di coppia frenante, in assenza di pressione all’interno del circuito idraulico. Per valutare il momento di ritorno, viene misurato, tramite l’utilizzo di una chiave dinamometrica, il minimo valore di coppia necessario a far ruotare il disco dopo l’applicazione della pressione.
La prova deve essere eseguita su appositi banchi prova che dispongono di:
a. Una pompa che permette di fornire pressione idraulica alla pinza.
b. Un manometro che consente di rilevare la pressione presente nel circuito idraulico (fondo scala 250 bar).
Inoltre, si deve disporre di:
c. Una chiave dinamometrica per misurare il valore di coppia.
d. Un comparatore centesimale CC per misurare l’oscillazione assiale del disco.
2.7.1 Condizioni di prova
a. Il disco deve essere montato su apposito supporto munito di cuscinetto con l’opportuno distanziale.
b. L’oscillazione assiale del disco deve essere inferiore a 0.05 mm. La misura è effettuata con il comparatore centesimale posto a contatto con la superficie del disco, 4-5 mm all’interno del diametro esterno, in modo che l’asse del comparatore formi un angolo di 90° con la superficie del disco.
c. Dopo aver misurato il valore di coppia massima necessaria per far ruotare il disco di un giro completo (coppia necessaria a vincere gli attriti del cuscinetto), va montata la pinza, completa di pastiglie, molla e perni, sul banco prova e deve essere effettuata l’operazione di spurgo.
2.7.2 Programma di prova
La prova deve essere effettuata su 2 campioni.
a. Alle condizione indicate al precedente punto 2.7.1, si deve fornire una pressione di prova di 40 bar per 3 volte.
b. Dopo 30 secondi (non ci deve essere pressione nell’impianto) deve essere ruotato il disco di un quarto di giro e si deve rilevare la corrispondente coppia necessaria a compiere tale operazione;
c. Si deve ruotare il disco di due giri completi, dopodichè si deve ruotare il disco di un giro completo e si deve rilevare il valore di coppia massima necessario per compiere tale operazione.
d. Si deve sottrarre ai valori rilevati il valore di coppia rilevato al punto c) del precedente punto 2.7.1 (Condizioni di prova).
2.7.3 Risultato di prova
Il valore di momento di ritorno massimo, di cui al punto 2.7.2, lettera d), deve essere non superiore a 10 Nm.
2.8 Allargamento/deformazione della pinza del freno
La prova di deformazione ha lo scopo di valutare la deformazione subita dalla pinza per effetto dell’applicazione di una pressione idraulica statica.
2.8.1 Condizioni di prova
La deformazione della pinza deve essere valutata misurando lo spostamento che subisce ogni semi-pinza (interna ed esterna), in corrispondenza del punto P (centro di spinta):
a. nel caso di semi-pinza a 1 pistone, deve essere determinato sulla base del centro degli assi della sezione del cilindro (Fig. 1.1);
b. nel caso di semi-pinza a 2 pistoni, deve essere determinato sull’asse dei cilindri, a metà distanza tra i due centri degli assi delle sezioni dei cilindri (Fig. 1.2).
La prova viene eseguita sui banchi prova che dispongono, a titolo esemplificativo, di:
a. Sistema di acquisizione opportuno;
b. Una pompa idraulica a stelo tuffante (Ø 12 mm, corsa 200 mm) che permette di fornire pressione idraulica alla pinza;
c. Una pompa a depressione per realizzare la procedura di spurgo;
d. Un trasduttore di pressione per valutare il livello di pressione raggiunto nel circuito; (fondo scala 250 bar; errore totale £ 0,1 % del fondo scala; linearità 0.1 % del fondo scala);
e. Trasduttori di posizione che consentono di rilevare la deformazione del punto in esame (fondo scala ±2.5 mm; linearità 0.19% del fondo scala).
2.8.2 Programma di prova
2.8.2.1 Preparazione della prova
a. Predisporre una pinza completa delle relative pastiglie e sottoporla alla pressione pneumatica di collaudo di 180 bar;
b. Montare la pinza sul banco prova rispettando le modalità di montaggio sul veicolo;
c. Approntare il programma di acquisizione;
d. Alimentare la pinza con una pressione di 20 bar, mettendo così a contatto tutti gli elementi e verificare che non vi siano luci tra pastiglie e l’elemento disco;
e. Posizionare i trasduttori sulla pinza.
2.8.2.2 Prova
a. Far eseguire ai pistoni una corsa di almeno 3 mm mediante l’applicazione di una pressione di 10±5 bar (Movimentazione pistoni);
b. Ripetere punto a) per 2 volte;
c. Effettuare l’acquisizione della deformazione aumentando la pressione con gradiente pari a 20 bar/s sino al valore massimo di 150 bar.
2.8.3 Risultato di prova
Al termine del programma di prova, una volta scaricata la pressione dall’impianto, non devono risultare evidenti deformazioni residue della pinza.

3. Verifica di montaggio e di compatibilità del sistema dischi freno con ruote/pneumatici
3.1 L’installazione sul veicolo del sistema dischi freno deve essere verificato per ciascuna delle combinazioni cerchi-pneumatici previste per il veicolo stesso. La verifica è finalizza alla compatibilità di impiego sistema-cerchi-pneumatici senza limitazioni e condizioni alla libertà di movimento del veicolo.
3.2 Le combinazioni cerchi-pneumatici non verificate sono eliminate dalle misure ammesse per il tipo di veicolo per il quale è richiesta l’omologazione del sistema. Il costruttore indica nella documentazione, di cui all’articolo 7, comma 2, del presente decreto, le combinazioni cerchi-pneumatici verificate.
3.3 È ammesso un aumento di carreggiata del veicolo nel limite del 2%, a condizione che i pneumatici, tenendo conto dell’impronta a terra degli stessi, non sporgano dal profilo dei copriruota originari ovvero dagli eventuali profili aggiunti.
3.4 Per le combinazioni cerchi-pneumatici ammesse, secondo quanto indicato ai punti precedenti, è altresì verificata la possibilità di installare le catene da neve.
3.5 Con gli stessi criteri sopra esposti, è verificato l’impiego delle ruote di emergenza, qualora il veicolo interessato ne sia equipaggiato. Nel caso in cui la verifica non risulti soddisfatta il veicolo dovrà essere dotato di apposito kit sostitutivo di emergenza.
3.6 Le compatibilità, di cui ai precedenti punti 3.4 e 3.5, non verificate, compresa la necessità dell’eventuale kit sostitutivo per la ruota di emergenza, sono indicate nella documentazione, di cui all’articolo 7, comma 2, del presente decreto.

Allegato D al DM 5.8.2010 n. 148

Dichiarazione concernente l’installazione sul veicolo del sistema dischi freno
Carta intestata o timbro della Ditta

Il sottoscritto …………………………… nato a ………. il ……………………… residente a …………………… via ………………………… in qualità di …………….. ………………………… della Ditta …………………… con sede in ……………………………………………….. partiva IVA o C. F………………………………………….
Iscritta alla ……………………………………. N. …..
Consapevole delle sanzioni penali previste dall’art. 76 del DPR 445/2000 in caso di dichiarazioni mendaci e falsità negli atti

DICHIARA

ai sensi e per gli effetti dell’art. 47 del medesimo DPR 445/2000:
- di aver installato sul veicolo targato ……………………..
- telaio n. ……………………………………………….
- il sistema dischi freno individuato dal numero di omologazione ……………………………….. e costituito dai seguenti elementi:
1) ………………………
2) ………………………
3) ………………………
- che l’installazione è stato effettuata a perfetta regola d’arte e nel rispetto delle prescrizioni fornite dal costruttore del sistema stesso e di quelle del costruttore del veicolo.
Si allega alla presente:
- copia del documento di identità (se la firma non è stata depositata presso il competente Ufficio Motorizzazione Civile)

Luogo e data
firma (per esteso e leggibile)

_______________________________________________________________________________________________

2°  Decreto:  IL SISTEMA RUOTA

_______________________________________________________________________________________________

                  IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE
                           E DEI TRASPORTI 

  Visto il decreto legislativo  30  aprile  1992,  n.  285,  recante:
«Nuovo Codice della strada», e successive modificazioni;
  Visto,  in  particolare,  l'articolo  75   del   predetto   decreto
legislativo, in materia di accertamento dei  requisiti  di  idoneita'
alla  circolazione  e  omologazione  dei  veicoli  a  motore  e  loro
rimorchi, il cui comma 3-bis demanda a  decreti  del  Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti l'emanazione di norme  specifiche  per
l'approvazione nazionale di sistemi, componenti ed entita'  tecniche,
nonche' le idonee procedure per la loro installazione quali  elementi
di sostituzione o di integrazione di parti dei veicoli,  su  tipi  di
autovetture e motocicli nuovi o in circolazione;
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre  1992,
n. 495, recante regolamento di esecuzione  ed  attuazione  del  nuovo
codice della strada, e successive modificazioni,  ed  in  particolare
l'articolo  236,  in  materia  di  modifica   delle   caratteristiche
costruttive dei veicoli in circolazione ed aggiornamento della  carta
di circolazione, il cui comma 2, tra l'altro, individua gli  elementi
del veicolo la cui modifica e' subordinata al  rilascio  di  apposito
nulla osta da parte della casa costruttrice;
  Visto il decreto del Ministro dei trasporti e della  navigazione  2
maggio 2001, n. 277, recante: «Disposizioni concernenti le  procedure
di omologazione dei veicoli a motore, dei  rimorchi,  delle  macchine
agricole, delle macchine operatrici e dei loro sistemi, componenti ed
entita' tecniche», e successive modificazioni;
  Visto  il  decreto  del  Ministro  dei  trasporti  3  maggio  2007,
pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  n.  165  del  18  luglio  2007,
recante:  «Recepimento  della  direttiva  2005/64/CE  del  Parlamento
europeo e del Consiglio del 26  ottobre  2005  sull'omologazione  dei
veicoli a motore, per  quanto  riguarda  la  loro  riutilizzabilita',
riciclabilita'  e  recuperabilita'  e  che  modifica   la   direttiva
70/156/CEE del Consiglio»;
  Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti
28 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.  162  del  12
luglio  2008,  supplemento  ordinario,  recante:  «Recepimento  della
direttiva 2007/46/CE della Commissione europea del 5 settembre  2007,
relativa all'omologazione dei veicoli a motore e dei  loro  rimorchi,
nonche' dei sistemi, componenti ed entita' tecniche destinati a  tali
veicoli»;
  Visto il decreto legislativo  24  giugno  2003,  n.  209,  recante:
«Attuazione della direttiva  2000/53/CE  relativa  ai  veicoli  fuori
uso», e successive modificazioni;
  Visto, in particolare, il  regolamento  n.  124  della  Commissione
economica  per  l'Europa  delle  Nazioni  Unite   (UN/ECE)   recante:
«Disposizioni  uniformi  relative  all'omologazione  di   ruote   per
autovetture e loro rimorchi»,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale
dell'Unione Europea n. L 375/588 del 27 dicembre 2006,  e  successiva
rettifica pubblicata nella medesima Gazzetta Ufficiale  n.  L  70/413
del 9 marzo 2007;
  Visto il decreto del Capo del  Dipartimento  per  i  trasporti,  la
navigazione ed i sistemi informativi e  statistici  21  aprile  2009,
recante:  «Procedure  di  verifica  del  sistema  di   controllo   di
conformita' del processo produttivo e della conformita' del  prodotto
al  tipo  omologato  per  veicoli,  sistemi,  componenti  ed  entita'
tecniche», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  11  maggio  2009,  n.
107;
  Considerata  l'esigenza  di  regolamentare,  ai  sensi  del  citato
articolo 75, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992,  n.
285, le procedure di  approvazione  nazionale  di  ruote  diverse  da
quelle  originali  e   da   quelle   sostitutive   del   costruttore,
singolarmente o in abbinamento agli pneumatici, nonche' le  procedure
idonee per la loro istallazione quali elementi di sostituzione  o  di
integrazione di parti  di  veicoli,  sulle  autovetture  nuove  o  in
circolazione;
  Espletata  la  procedura  d'informazione  in  materia  di  norme  e
regolamentazioni tecniche prevista dalla legge  21  giugno  1986,  n.
317, modificata ed integrata  dal  decreto  legislativo  23  novembre
2000, n. 427;
  Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23  agosto  1988,  n.
400;
  Udito il parere n. 8215 del  Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla
sezione consultiva  per  gli  atti  normativi  nell'adunanza  del  25
ottobre 2012;
  Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri,  a
norma dell'articolo 17, comma 3, della citata legge n. 400 del 1988; 

                               Adotta
                      il seguente regolamento: 

                               Art. 1 

                             Definizioni 

  1. Ai fini del presente decreto sono applicabili le definizioni  di
cui al paragrafo 2 del regolamento n. 124 della Commissione economica
per l'Europa delle  Nazioni  Unite  (UN/ECE)  recante:  «Disposizioni
uniformi relative all'omologazione di ruote per  autovetture  e  loro
rimorchi». Inoltre, si intende per:
  a) «sistema ruota»: una ruota, diversa dalle  «ruote  originali»  e
dalle  «ruote  sostitutive  del  costruttore  del   veicolo»,   quali
definite,  rispettivamente,  dai  punti  2.3  e  2.4.1  del  predetto
paragrafo 2 del regolamento n. 124 UN/ECE, singolarmente  considerata
ovvero unitamente ad uno o piu'  dei  seguenti  elementi:  pneumatico
gia' omologato in base alle disposizioni vigenti in materia,  viti  o
dadi di fissaggio, adattatori o distanziali ruota;
  b)  «tipo  di  veicolo»:  l'insieme  dei  veicoli  quali   definiti
dall'articolo 3, comma 1, lettera s), del decreto del Ministro  delle
infrastrutture e dei trasporti 28 aprile 2008;
  c) «famiglia di veicoli»:  sottoinsieme  di  varianti  o  versioni,
quali definite dall'allegato II , parte B, punto 1, del  decreto  del
Ministro  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  28  aprile  2008,
appartenenti allo stesso tipo di veicolo, che  non  differiscano  per
carrozzeria   e   caratteristiche   dimensionali   e    prestazionali
dell'impianto frenante;
  d) «campo  d'impiego»:  le  famiglie  di  veicoli  sulle  quali  il
«sistema ruota» puo' essere installato.
          Avvertenza:
              Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni
          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
              Per le direttive CEE vengono  forniti  gli  estremi  di
          pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  delle  Comunita'
          europee (GUCE).
          Note alle premesse:
              - Il decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285  (Nuovo
          codice della strada) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
          18 maggio 1992, n. 114, supplemento ordinario.
              - Si riporta il testo dell'art.  75  del  codice  della
          strada:
              «Art. 75 (Accertamento dei requisiti di idoneita'  alla
          circolazione e omologazione) (In vigore dal 1° marzo 2009).
          - 1. I  ciclomotori,  i  motoveicoli,  gli  autoveicoli,  i
          filoveicoli  e  i  rimorchi,  per   essere   ammessi   alla
          circolazione, sono soggetti all'accertamento  dei  dati  di
          identificazione   e   della   loro   corrispondenza    alle
          prescrizioni tecniche ed alle caratteristiche costruttive e
          funzionali previste dalle norme del presente codice. Per  i
          ciclomotori costituiti da un normale  velocipede  e  da  un
          motore  ausiliario  di  cilindrata  fino  a  50  cc³,  tale
          accertamento e' limitato al solo motore.
              2. L'accertamento di cui al  comma  1  puo'  riguardare
          singoli veicoli o gruppi di esemplari dello stesso tipo  di
          veicolo ed ha luogo mediante visita e prova  da  parte  dei
          competenti uffici delle direzioni generali territoriali del
          Dipartimento per i  trasporti  terrestri  e  del  trasporto
          intermodale  del  Ministero  delle  infrastrutture  e   dei
          trasporti, con le modalita'  stabilite  con  decreto  dallo
          stesso Ministero. Con il medesimo decreto  e'  indicata  la
          documentazione che l'interessato  deve  esibire  a  corredo
          della domanda di accertamento.
              3. I veicoli indicati nel comma 1, i loro componenti  o
          entita'  tecniche  prodotti   in   serie,   sono   soggetti
          all'omologazione  del  tipo;  questa  ha  luogo  a  seguito
          dell'accertamento di cui ai commi 1 e 2, effettuata  su  un
          prototipo, secondo le modalita' stabilite con  decreto  del
          Ministro delle  infrastrutture  e  dei  trasporti.  Con  lo
          stesso  decreto   e'   indicata   la   documentazione   che
          l'interessato deve  esibire  a  corredo  della  domanda  di
          omologazione.
              3-bis. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
          stabilisce  con  propri  decreti   norme   specifiche   per
          l'approvazione nazionale dei sistemi, componenti ed entita'
          tecniche,  nonche'  le  idonee  procedure   per   la   loro
          installazione  quali  elementi   di   sostituzione   o   di
          integrazione di parti dei veicoli, su tipi di autovetture e
          motocicli nuovi o in circolazione. I sistemi, componenti ed
          entita'  tecniche,  per  i  quali  siano  stati  emanati  i
          suddetti  decreti  contenenti  le  norme   specifiche   per
          l'approvazione nazionale degli stessi, sono esentati  dalla
          necessita' di ottenere l'eventuale nulla  osta  della  casa
          costruttrice del veicolo di  cui  all'  art.  236,  secondo
          comma, del regolamento di cui  al  decreto  del  Presidente
          della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495,  salvo  che  sia
          diversamente disposto nei decreti medesimi.
              3-ter. Qualora le  norme  di  cui  al  comma  3-bis  si
          riferiscano  a  sistemi,  componenti  ed  entita'  tecniche
          oggetto di direttive  comunitarie,  ovvero  di  regolamenti
          emanati dall'Ufficio europeo per le Nazioni Unite  recepite
          dal Ministero delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  le
          prescrizioni di approvazione nazionale e  di  installazione
          sono conformi a quanto previsto dalle predette direttive  o
          regolamenti.
              3-quater. Gli  accertamenti  relativi  all'approvazione
          nazionale  di  cui  al  comma  3-bis  sono  effettuati  dai
          competenti uffici delle direzioni generali territoriali del
          Dipartimento per i trasporti terrestri e per  il  trasporto
          intermodale  del  Ministero  delle  infrastrutture  e   dei
          trasporti. 4. I veicoli di  tipo  omologato  da  adibire  a
          servizio  di  noleggio  con  conducente  per  trasporto  di
          persone di cui all'art. 85 o a servizio di piazza,  di  cui
          all'art. 86, o a servizio di linea per trasporto di persone
          di cui all'art. 87, sono soggetti all'accertamento  di  cui
          al comma 2.
              5.   Fatti   salvi    gli    accordi    internazionali,
          l'omologazione, totale o parziale, rilasciata da uno  Stato
          estero, puo' essere riconosciuta in Italia a condizione  di
          reciprocita'.
              6.  L'omologazione  puo'  essere  rilasciata  anche   a
          veicoli privi di carrozzeria.  Il  successivo  accertamento
          sul veicolo carrozzato ha luogo con le  modalita'  previste
          nel comma 2.
              7.  Sono  fatte  salve  le  competenze  del   Ministero
          dell'ambiente e della tutela del territorio.».
              - Il  regolamento  16  dicembre  1992  (Regolamento  di
          esecuzione e di attuazione del nuovo codice  della  strada)
          e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 dicembre 1992, n.
          303, supplemento ordinario.
              -  Il  decreto  del  Ministro  dei  trasporti  e  della
          navigazione 2 maggio 2001, n. 277 (Disposizioni concernenti
          le procedure di omologazione  dei  veicoli  a  motore,  dei
          rimorchi,   delle   macchine   agricole,   delle   macchine
          operatrici  e  dei  loro  sistemi,  componenti  ed  entita'
          tecniche) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 12  luglio
          2001, n. 160.
              - Il decreto del Ministro dei trasporti 3  maggio  2007
          e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 165 del 18 luglio
          2007.
              - Il decreto del Ministro delle  infrastrutture  e  dei
          trasporti 28  aprile  2008  e'  pubblicato  nella  Gazzetta
          Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2008, supplemento ordinario.
              -  Il  decreto  legislativo  24  giugno  2003,  n.  209
          (Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai  veicoli
          fuori uso) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7  agosto
          2003, n. 182, supplemento ordinario.
              - Il regolamento n. 124 della Commissione economica per
          l'Europa   delle   Nazioni    Unite    (UN/ECE)    recante:
          «Disposizioni uniformi relative all'omologazione  di  ruote
          per autovetture  e  loro  rimorchi»,  e'  pubblicato  nella
          Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea n. L 375/588 del  27
          dicembre 2006. La successiva rettifica e' pubblicata  nella
          Gazzetta Ufficiale n. L 70/413 del 9 marzo 2007.
              - Il decreto del Capo del Dipartimento per i trasporti,
          la navigazione ed i sistemi  informativi  e  statistici  21
          aprile 2009 (Procedure di verifica del sistema di controllo
          di conformita' del processo produttivo e della  conformita'
          del  prodotto  al  tipo  omologato  per  veicoli,  sistemi,
          componenti  ed  entita'  tecniche),  e'  pubblicato   nella
          Gazzetta Ufficiale 11 maggio 2009, n. 107.
              - La legge 21 giugno 1986, n. 317, e' pubblicata  nella
          Gazzetta Ufficiale 2 luglio 1986, n. 151.
              - Si riporta il  testo  dell'art.  17  della  legge  23
          agosto 1988, n. 400:
              «Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
          della Repubblica, previa deliberazione  del  Consiglio  dei
          Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
          pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta,  possono
          essere emanati regolamenti per disciplinare:
              a) l'esecuzione delle leggi e dei decreti  legislativi,
          nonche' dei regolamenti comunitari;
              b) l'attuazione e  l'integrazione  delle  leggi  e  dei
          decreti legislativi recanti  norme  di  principio,  esclusi
          quelli  relativi  a  materie  riservate   alla   competenza
          regionale;
              c) le materie in cui manchi la disciplina da  parte  di
          leggi o di atti aventi forza di legge, sempre  che  non  si
          tratti di materie comunque riservate alla legge;
              d)   l'organizzazione   ed   il   funzionamento   delle
          amministrazioni pubbliche secondo le  disposizioni  dettate
          dalla legge;
              e).
              2. Con decreto del Presidente della Repubblica,  previa
          deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,  sentito   il
          Consiglio  di  Stato  e  previo  parere  delle  Commissioni
          parlamentari competenti  in  materia,  che  si  pronunciano
          entro  trenta  giorni  dalla  richiesta,  sono  emanati   i
          regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
          riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione,  per
          le  quali   le   leggi   della   Repubblica,   autorizzando
          l'esercizio  della  potesta'  regolamentare  del   Governo,
          determinano le norme generali regolatrici della  materia  e
          dispongono l'abrogazione delle norme vigenti,  con  effetto
          dall'entrata in vigore delle norme regolamentari.
              3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati
          regolamenti nelle materie di competenza del Ministro  o  di
          autorita'  sottordinate  al  Ministro,  quando   la   legge
          espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
          materie di competenza  di  piu'  Ministri,  possono  essere
          adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la
          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
          dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati
          dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente
          del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.
              4. I regolamenti di cui al comma  1  ed  i  regolamenti
          ministeriali ed interministeriali,  che  devono  recare  la
          denominazione di "regolamento", sono adottati previo parere
          del  Consiglio  di  Stato,  sottoposti  al  visto  ed  alla
          registrazione della Corte  dei  conti  e  pubblicati  nella
          Gazzetta Ufficiale.
              4-bis. L'organizzazione e la  disciplina  degli  uffici
          dei Ministeri sono determinate, con regolamenti emanati  ai
          sensi del comma 2,  su  proposta  del  Ministro  competente
          d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con
          il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal
          decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29,  e  successive
          modificazioni, con  i  contenuti  e  con  l'osservanza  dei
          criteri che seguono:
              a) riordino degli uffici di diretta collaborazione  con
          i Ministri ed i Sottosegretari  di  Stato,  stabilendo  che
          tali  uffici  hanno  esclusive   competenze   di   supporto
          dell'organo di direzione politica e di raccordo tra  questo
          e l'amministrazione;
              b) individuazione degli uffici di livello  dirigenziale
          generale, centrali e periferici, mediante  diversificazione
          tra  strutture  con  funzioni   finali   e   con   funzioni
          strumentali e loro organizzazione per funzioni  omogenee  e
          secondo criteri di flessibilita' eliminando le duplicazioni
          funzionali;
              c)  previsione  di  strumenti  di  verifica   periodica
          dell'organizzazione e dei risultati;
              d) indicazione e revisione periodica della  consistenza
          delle piante organiche;
              e) previsione di decreti  ministeriali  di  natura  non
          regolamentare per la definizione dei compiti  delle  unita'
          dirigenziali   nell'ambito   degli   uffici    dirigenziali
          generali.
              4-ter. Con regolamenti da emanare ai sensi del comma  1
          del presente articolo, si provvede  al  periodico  riordino
          delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione
          di quelle che sono state oggetto di abrogazione implicita e
          all'espressa abrogazione di quelle che  hanno  esaurito  la
          loro funzione o sono prive di effettivo contenuto normativo
          o sono comunque obsolete.».
                              Art. 2 

                        Campo di applicazione 

  1. Il presente decreto disciplina le procedure  per  l'approvazione
nazionale, ai fini dell'omologazione, e le procedure di  istallazione
di sistemi ruote su veicoli delle categorie internazionali M1 ed M1G,
quali  elementi  di  sostituzione   dei   corrispondenti   componenti
originali o loro ricambi.
  2. Le disposizioni del presente decreto non si applicano:
  a)  alle  «ruote  originali»  ed  alle   «ruote   sostitutive   del
costruttore del veicolo», quali definite  rispettivamente  dai  punti
2.3 e 2.4.1 del paragrafo 2 del regolamento n. 124 UN/ECE;
  b) alle «ruote  sostitutive  identiche»,  alle  «ruote  sostitutive
replica»  ed  alle  «ruote  sostitutive  replica   parziale»,   quali
definite,  rispettivamente,  dai  punti  2.4.2,  2.4.3  e  2.4.4  del
paragrafo 2 del regolamento n. 124 UN/ECE ed omologate in conformita'
allo stesso.
                               Art. 3 

                            Omologazione 

  1. La domanda di omologazione di un sistema  ruota  e'  presentata,
presso un servizio tecnico quale definito dall'articolo 3,  comma  1,
lettera  ll)  del  decreto  28  aprile  2008   del   Ministro   delle
infrastrutture e trasporti, in conformita' alle disposizioni  di  cui
all'articolo 4  del  decreto  del  Ministro  dei  trasporti  e  della
navigazione 2 maggio 2001, n. 277.  La  domanda  reca  specifica  del
programma di prova effettuato dal  costruttore  del  sistema  per  la
verifica del  comportamento  su  strada,  di  cui  al  punto  2.2.3.2
dell'allegato C, ed e' corredata da una scheda  informativa  conforme
al modello di cui all'allegato A.
  2. Ogni sistema ruota e' omologato,  con  eventuali  estensioni  di
omologazione di cui all'articolo 7, comma 5, lettera c), del  decreto
del Ministro dei trasporti e della navigazione n. 277  del  2001,  in
relazione ad una o piu' famiglie  di  veicoli,  all'esito  favorevole
della verifica di idoneita' dello stesso, esperita in base ai criteri
e con le procedure riportate nell'allegato C.
  3. All'esito delle procedure di cui al comma 2, a  ciascun  sistema
ruota e'  assegnato  un  numero  di  omologazione.  Si  applicano  le
disposizioni di cui all'articolo 6, comma 3, lettera a), del  decreto
del Ministro dei trasporti e della navigazione n. 277 del 2001.
  4.  La  Direzione  Generale  per  la  Motorizzazione  rilascia   il
certificato di omologazione del sistema ruota, recante  le  eventuali
estensioni, in conformita' al modello di cui all'allegato B.
                             Art. 4 

             Caratteristiche generali del sistema ruota
                    richieste per l'omologazione 

  1. Ciascun sistema ruota e' progettato, costruito e montato in modo
che, in condizioni normali di impiego e  malgrado  le  sollecitazioni
cui  puo'  essere  sottoposto,  non  siano  alterate  le   originarie
caratteristiche del veicolo in termini di  prestazioni  e  sicurezza,
nonche'  in  modo  da  resistere  agli  agenti  di  corrosione  e  di
invecchiamento cui e' esposto.
  2. E' richiesto  il  preventivo  nulla  osta  del  costruttore  del
veicolo nei casi in cui il  sistema  ruota  richieda  sostituzione  o
modifiche di parti del veicolo al di fuori del sistema stesso, ovvero
di software per la gestione dei  sistemi  anti-bloccaggio,  controllo
della  trazione  e  della  stabilita'  del  veicolo  con   altri   di
caratteristiche diverse da quelli previsti dal  medesimo  costruttore
del veicolo.
  3. L'istallazione del sistema ruota sul veicolo  deve  avvenire  in
modo da consentire il ripristino della configurazione originaria  del
veicolo stesso con la semplice rimozione  del  sistema  ruota  ed  il
montaggio dei corrispondenti elementi originari.
  4. Non si applicano le disposizioni di cui al comma 3,  qualora  il
costruttore del veicolo rilasci, per ogni singolo veicolo,  specifico
nulla  osta  con  il  quale   autorizzi   le   modifiche   necessarie
all'installazione del sistema ruota.
                             Art. 5 

          Prescrizioni per il costruttore del sistema ruota 

  1.  Ogni  sistema  ruota  conforme  al  tipo  omologato  ai   sensi
dell'articolo 3 riporta, in modo ben leggibile  ed  indelebile  sulla
ruota, il marchio dell'omologazione, omettendo i  caratteri  relativi
all'eventuale estensione della omologazione di base. Si applicano  le
disposizioni di cui al paragrafo 4, punti  4.4.1,  4.4.2  e  4.5  del
regolamento n. 124 UN/ECE.
  2. Fermo restando quanto previsto dal comma 1,  la  ruota  elemento
del sistema  ruota  reca  apposita  marcatura:  a  tale  riguardo  si
applicano le disposizioni di cui al paragrafo 5  del  regolamento  n.
124 UN/ECE.
  3.  Per  ogni  sistema  ruota,  prodotto  in  conformita'  al  tipo
omologato, il costruttore del sistema rilascia  apposito  certificato
di conformita', redatto secondo il modello  di  cui  all'allegato  D,
nonche'  le  prescrizioni  per   l'installazione,   comprendenti   le
indicazioni generali e le eventuali prescrizioni specifiche.
                              Art. 6 

         Prescrizioni per l'installazione del sistema ruota
                             sui veicoli 

  1. L'installatore  del  sistema  ruota  sul  veicolo  rilascia  una
dichiarazione, conforme al modello di  cui  all'allegato  E,  con  la
quale certifica l'osservanza delle prescrizioni  per  l'installazione
disposte dal  costruttore  del  sistema  ovvero,  nei  casi  previsti
dall'articolo 4, commi 2 e 4, dal costruttore del veicolo.
  2.  L'installazione  del  sistema  ruota  sui  veicoli   non   deve
comportare modifiche a parafanghi,  passaruote,  fiancate  ovvero  ad
altri elementi della carrozzeria del veicolo, ne' prevedere l'uso  di
codoli passaruota aggiuntivi, salvo che questi ultimi non siano  gia'
previsti   come   elementi   alternativi   ovvero   opzionali   nella
documentazione di omologazione del veicolo.
                               Art. 7 

              Aggiornamento della carta di circolazione 

  1. L'installazione di un sistema ruota su di un veicolo comporta, a
seguito  di  visita  e  prova,   l'aggiornamento   della   carta   di
circolazione, a norma dell'articolo 78  del  decreto  legislativo  30
aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, nei casi  e  con  le
modalita' stabilite con provvedimento della Direzione generale per la
Motorizzazione del Dipartimento per i trasporti, la navigazione e  di
sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti.
  2. In deroga  a  quanto  disposto  dal  comma  1,  non  si  procede
all'aggiornamento  della  carta  di  circolazione  nel  caso  in  cui
l'installazione di un sistema ruota  non  comporti  variazione  delle
misure degli pneumatici gia' previste in  sede  di  omologazione  del
veicolo dal costruttore dello  stesso.  In  tal  caso,  a  bordo  del
veicolo  deve  essere  tenuta  la  dichiarazione   dell'installatore,
rilasciata  ai  sensi  dell'articolo  6,  comma  1,   unitamente   al
certificato di conformita', di cui all'articolo 5, comma 3.
  3. Nel caso di violazione delle disposizioni di  cui  al  comma  2,
secondo periodo, si applicano le sanzioni previste dall'articolo 180,
comma 7, primo periodo, e comma 8 del decreto legislativo  30  aprile
1992, n. 285, e successive modificazioni.
          Note all'art. 7:
              - Si riporta il testo dell'art.  78  del  codice  della
          strada:
              «Art. 78 (Modifiche delle  caratteristiche  costruttive
          dei veicoli in circolazione e aggiornamento della carta  di
          circolazione) (In vigore  dal  1  gennaio  1993).  -  1.  I
          veicoli  a  motore  ed  i  loro  rimorchi   devono   essere
          sottoposti a visita e prova presso i competenti uffici  del
          Dipartimento  per  i  trasporti  terrestri   quando   siano
          apportate  una  o  piu'  modifiche   alle   caratteristiche
          costruttive   o   funzionali,   ovvero    ai    dispositivi
          d'equipaggiamento indicati negli articoli 71 e  72,  oppure
          sia stato sostituito o modificato il telaio. Entro sessanta
          giorni  dall'approvazione  delle  modifiche,   gli   uffici
          competenti del Dipartimento per i  trasporti  terrestri  ne
          danno comunicazione ai competenti uffici del P.R.A. solo ai
          fini dei conseguenti adeguamenti fiscali.
              2. Nel regolamento sono  stabiliti  le  caratteristiche
          costruttive  e  funzionali,  nonche'   i   dispositivi   di
          equipaggiamento che possono essere modificati  solo  previa
          presentazione   della   documentazione    prescritta    dal
          regolamento  medesimo.   Sono   stabilite,   altresi',   le
          modalita' per  gli  accertamenti  e  l'aggiornamento  della
          carta di circolazione.
              3. Chiunque circola con un veicolo al quale siano state
          apportate  modifiche  alle  caratteristiche  indicate   nel
          certificato di omologazione o di approvazione e nella carta
          di circolazione, oppure con il telaio modificato e che  non
          risulti  abbia  sostenuto,   con   esito   favorevole,   le
          prescritte visita e prova, ovvero circola con un veicolo al
          quale sia stato sostituito il telaio in tutto o in parte  e
          che non risulti abbia sostenuto  con  esito  favorevole  le
          prescritte  visita  e  prova,  e'  soggetto  alla  sanzione
          amministrativa del pagamento di una somma da  euro  398  ad
          euro 1.596.
              4.  Le  violazioni  suddette  importano   la   sanzione
          amministrativa  accessoria  del  ritiro  della   carta   di
          circolazione, secondo le norme del capo I, sezione II,  del
          titolo VI.».
              - Si riporta il testo dell'art. 180  del  codice  della
          strada:
              «Art. 180 (Possesso dei documenti di circolazione e  di
          guida) (In vigore dal 2 febbraio  2013).  -  1.  Per  poter
          circolare con veicoli a motore il conducente deve avere con
          se' i seguenti documenti:
              a)  la  carta  di  circolazione,  il   certificato   di
          idoneita' tecnica alla circolazione  o  il  certificato  di
          circolazione, a seconda del tipo di veicolo condotto;
              b) la patente di guida  valida  per  la  corrispondente
          categoria del veicolo, nonche' lo specifico  attestato  sui
          requisiti fisici e psichici, qualora ricorrano  le  ipotesi
          di cui all'art. 115, comma 2;
              c) l'autorizzazione per l'esercitazione alla guida  per
          la corrispondente categoria  del  veicolo  in  luogo  della
          patente di  guida  di  cui  alla  lettera  b),  nonche'  un
          documento personale di riconoscimento;
              d) il certificato di assicurazione obbligatoria.
              2. La  persona  che  funge  da  istruttore  durante  le
          esercitazioni di guida deve avere con  se'  la  patente  di
          guida prescritta; se trattasi di istruttore di scuola guida
          deve  aver  con  se'   anche   l'attestato   di   qualifica
          professionale di cui all'art. 123, comma 7.
              3.  Il  conducente  deve,  altresi',  avere   con   se'
          l'autorizzazione  o  la  licenza  quando  il   veicolo   e'
          impiegato in uno degli usi previsti dall'art. 82.
              4. Quando l'autoveicolo sia adibito ad uso  diverso  da
          quello risultante dalla carta di circolazione ovvero quando
          il veicolo sia in circolazione di prova, il conducente deve
          avere con se' la relativa  autorizzazione.  Per  i  veicoli
          adibiti a servizio pubblico di trasporto di persone  e  per
          quelli adibiti a locazione senza  conducente  la  carta  di
          circolazione   puo'   essere   sostituita   da    fotocopia
          autenticata dallo stesso  proprietario  con  sottoscrizione
          del medesimo.
              5. Il conducente deve avere con se' il  certificato  di
          abilitazione professionale, la carta di qualificazione  del
          conducente  e   il   certificato   di   idoneita',   quando
          prescritti.
              6.
              7. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo
          e' soggetto alla sanzione amministrativa del  pagamento  di
          una somma da euro 39 ad  euro  159.  Quando  si  tratta  di
          ciclomotori la sanzione e' da euro 24 ad euro 94.
              8. Chiunque senza  giustificato  motivo  non  ottempera
          all'invito dell'autorita' di presentarsi, entro il  termine
          stabilito nell'invito medesimo, ad uffici  di  polizia  per
          fornire  informazioni   o   esibire   documenti   ai   fini
          dell'accertamento delle violazioni amministrative  previste
          dal   presente   codice,   e'   soggetto   alla    sanzione
          amministrativa del pagamento di una somma da  euro  398  ad
          euro 1.596.  Alla  violazione  di  cui  al  presente  comma
          consegue l'applicazione, da parte  dell'ufficio  dal  quale
          dipende l'organo accertatore, della sanzione  prevista  per
          la mancanza del documento da presentare, con decorrenza dei
          termini per la notificazione dal giorno successivo a quello
          stabilito per la presentazione dei documenti.».
                               Art. 8 

                    Conformita' della produzione 

  1. Gli impianti di produzione dei sistemi ruota  sono  soggetti  al
sistema di controllo di conformita' del processo produttivo  e  della
conformita' del prodotto al tipo omologato, ai sensi del decreto  del
Capo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione  ed  i  sistemi
informativi e statistici 21 aprile 2009.
                               Art. 9 

Riconoscimento dei  sistemi  omologati  da  altri  Stati  dell'Unione
              europea o dello Spazio economico europeo 

  1. I sistemi equivalenti  al  sistema  ruota,  omologati  da  Stati
appartenenti all'Unione Europea o allo Spazio economico europeo, sono
soggetti a verifica delle condizioni di sicurezza del prodotto  e  di
protezione degli utenti.
  2. La verifica di cui al comma 1 si effettua sulla base  di  idonea
documentazione,   rilasciata   dallo   Stato   che   ha    provveduto
all'omologazione. Quest'ultima e' riconosciuta  in  ambito  nazionale
solo se, dall'esame documentale,  si  evince  che  le  condizioni  di
sicurezza del sistema e di protezione degli utenti sono equivalenti o
superiori a quelle richieste dal presente decreto.
                              Art. 10 

                  Disposizioni transitorie e finali 

  1. Con decreto del Ministero delle infrastrutture e  dei  trasporti
sono stabilite  le  procedure  per  l'aggiornamento  della  carta  di
circolazione dei veicoli appartenenti ad un tipo di veicolo,  per  il
quale il costruttore del veicolo stesso  abbia  rilasciato  specifico
nulla osta per il montaggio sulle ruote degli pneumatici  con  misure
non previste in sede di omologazione.
  2. Decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto,  in  cui  possono  essere  commercializzati  sistemi   ruota
prodotti in assenza delle prescrizioni di cui al presente decreto, si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 77,  comma  3-bis,  del
decreto  legislativo  30  aprile   1992,   n.   285,   e   successive
modificazioni.
  Il presente decreto, unitamente agli allegati che ne  costituiscono
parte  integrante,  e'  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della
Repubblica  italiana  ed  entra  in  vigore  il  quindicesimo  giorno
successivo alla sua pubblicazione. Il presente  decreto,  munito  del
sigillo dello Stato, sara' inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli
atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque
spetti di osservarlo e di farlo osservare.
    Roma, 10 gennaio 2013 

                                                 Il Ministro: Passera 

Visto, il Guardasigilli: Severino 

Registrato alla Corte dei conti il 12 febbraio 2013
Ufficio di  controllo  atti  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei
trasporti e del Ministero dell'ambiente, della tutela del  territorio
e del mare, registro n. 1, foglio n. 233
          Note all'art. 10:
              - Si riporta il testo dell'art.  77  del  codice  della
          strada:
              «Art. 77 (Controlli di conformita' al  tipo  omologato)
          (In vigore dal 13 agosto 2010). -  1.  Il  Ministero  delle
          infrastrutture e dei trasporti ha facolta' di procedere, in
          qualsiasi momento, all'accertamento  della  conformita'  al
          tipo omologato dei veicoli a motore,  dei  rimorchi  e  dei
          dispositivi per i quali sia stata  rilasciata  la  relativa
          dichiarazione di  conformita'.  Ha  facolta',  inoltre,  di
          sospendere l'efficacia della omologazione dei veicoli e dei
          dispositivi o di revocare l'omologazione stessa qualora dai
          suddetti  accertamenti  di  controllo  risulti  il  mancato
          rispetto della conformita' al tipo omologato.
              2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e  dei
          trasporti, sentiti i Ministeri interessati, sono  stabiliti
          i criteri  e  le  modalita'  per  gli  accertamenti  e  gli
          eventuali prelievi di veicoli  e  dispositivi.  I  relativi
          oneri sono a carico del titolare dell'omologazione.
              3. Chiunque produce o mette in commercio un veicolo non
          conforme al tipo omologato e' soggetto,  se  il  fatto  non
          costituisce  reato,  alla   sanzione   amministrativa   del
          pagamento di una somma da euro 798 ad euro 3.194.
              3-bis.    Chiunque    importa,    produce    per     la
          commercializzazione   sul   territorio   nazionale   ovvero
          commercializza  sistemi,  componenti  ed  entita'  tecniche
          senza la prescritta omologazione o  approvazione  ai  sensi
          dell'art.  75,  comma  3-bis,  e'  soggetto  alla  sanzione
          amministrativa del pagamento di una somma da  euro  155  ad
          euro 624. E'  soggetto  alla  sanzione  amministrativa  del
          pagamento di una somma da euro 779 ad euro  3.119  chiunque
          commetta  le  violazioni  di  cui  al  periodo   precedente
          relativamente a sistemi frenanti, dispositivi  di  ritenuta
          ovvero cinture di sicurezza e pneumatici. I  componenti  di
          cui al presente comma, ancorche'  installati  sui  veicoli,
          sono soggetti a sequestro e confisca ai sensi del  capo  I,
          sezione II, del titolo VI.
              4.  Sono  fatte  salve  le  competenze  del   Ministero
          dell'ambiente e della tutela del territorio.
                                                      Art. 3, comma 1 

                             Allegato A 

                  Modello della scheda informativa
  Scheda informativa relativa all'omologazione di un sistema ruota 

  1. Descrizione del sistema ruota:
  1.1  Marca   (denominazione   commerciale   del   costruttore   del
sistema):.......
  1.2 Tipo (codice costruttore del sistema):........
  1.3 Disegni: in triplice copia,  sufficientemente  dettagliati  per
consentire l'individuazione del tipo di ruota e indicanti altresi' la
posizione prevista per il marchio di omologazione e per la  marcatura
della ruota.
  2. Descrizione tecnica:
  2.1. Categoria delle ruote (sostitutive/speciali):...........
  2.2. Designazione del profilo del cerchio:............
  Offset della ruota:........................
  Precisazioni sul fissaggio delle ruote:..........
  2.3. Coppia di serraggio per colonnette e dadi:.........
  2.4. Metodo di fissaggio dei pesi di equilibratura:..............
  2.5. Accessori necessari per il montaggio:..................
  2.6.   Riferimento   a   una    norma    internazionale    (profilo
cerchio):......
  2.7.   Idoneita'   al   montaggio   degli    pneumatici    tubeless
(si/no):.......
  2.8. Tipi di valvole adatte:.........................
  2.9. Portata massima:...........................
  2.10. Pressione di gonfiaggio massima:.................
  2.11.  Specificazione  dei  materiali   inclusa   la   composizione
chimica:.........
  2.12. Designazioni dimensionali dello pneumatico (precisare se gia'
prevista   o   non    prevista    in    dotazione    originale    del
veicolo):....................
  2.13. Documentazione e controlli relativi  all'equipaggiamento  del
veicolo al quale il sistema ruota e' destinato:
  2.13.1 caratteristiche del veicolo;
  2.13.2 ulteriori caratteristiche (UNECE 124 all. 10, par. 1.3);
  2.13.3 istruzioni per il montaggio (UNECE 124 all. 10, par. 1.4);
  2.13.4 requisiti supplementari (UNECE 124 all. 10, par. 2);
  2.13.5  Verifiche  supplementari  come  da  allegato  C  (se  ruota
speciale);
  2.14. Ruote campione rappresentative  del  tipo  di  sistema  ruota
necessarie per l'esecuzione delle prove di laboratorio e/o verbali di
prova redatti da idonei laboratori.
  2.15. In caso di domanda di omologazione di una ruota  identica  il
richiedente   deve   comprovare   alla   autorita'   competente   per
l'omologazione che la ruota  costituisce  effettivamente  una  "ruota
sostitutiva identica" quale e' definita dal regolamento UNECE 124.
  2.16 Indicazione della o delle famiglie di veicoli  alle  quali  il
sistema ruota e' destinato:
  2.16.1 Costruttore del veicolo / Marca:.........................
  2.16.2 Tipo funzionale:........................
  2.16.3 Famiglia 1:...... (elenco varianti/versioni).......
  2.16.4 Famiglia 2:...... (elenco varianti/versioni).......
  2.16.5 Famiglia 3:...... (elenco varianti/versioni).......
(Allegato B )
                                                      Art. 3, comma 4 

                             Allegato B 

        Modello del certificato di omologazione / estensione 

  Certificato riguardante
  IL RILASCIO DELL'OMOLOGAZIONE
  L'ESTENSIONE DELL'OMOLOGAZIONE
  IL RIFIUTO DELL'OMOLOGAZIONE
  LA REVOCA DELL'OMOLOGAZIONE
  LA CESSAZIONE DEFINITIVA DELLA PRODUZIONE
  di un sistema ruota ai sensi del Decreto n. .....
  Omologazione n. ........ Estensione n........
  emessa da (denominazione dell'amministrazione):
  1. Costruttore del sistema ruota:
  2. Designazione del tipo di ruota:
  Categoria della ruota (sostitutiva/speciale):
  Materiali impiegati:
  Metodo di produzione:
  Designazione del profilo del cerchio:
  Offset della ruota:
  Fissaggio della ruota:
  Portata massima:
  3. Indirizzo del costruttore del sistema:
  4.  Se  del  caso,  nome  e  indirizzo   del   rappresentante   del
fabbricante:
  5. Data di presentazione del sistema per le prove di omologazione:
  6. Servizio tecnico  incaricato  dell'esecuzione  delle  prove  per
l'omologazione:
  7. Data del verbale di prova stilato dal servizio tecnico:
  8. Numero del verbale di prova stilato dal servizio tecnico:
  9. Osservazioni:
  10. L'omologazione e' rilasciata/rifiutata/estesa/revocata
  11. Se del caso, motivi dell'estensione:
  12 Indicazione della o delle famiglie  di  veicoli  alle  quali  il
sistema ruota e' destinato:
  12.1 Costruttore del veicolo / Marca:.............................
  12.2 Tipo funzionale:...........
  12.3 Famiglia 1 :... (elenco varianti/versioni).......
  12.4 Famiglia 2:.... (elenco varianti/versioni).......
  12.5 Famiglia 3:.... (elenco varianti/versioni).......
  13. Luogo:
  14. Data:
  15. Firma/Nome:
  16. E' allegato  un  elenco  dei  documenti  che  costituiscono  il
dossier dell'omologazione e che sono  depositati  presso  l'autorita'
che ha rilasciato l'omologazione. Una copia dei documenti puo' essere
ottenuta su richiesta.
(Allegato C )
                                                      Art. 3, comma 2 

                             Allegato C 

     PROCEDURA PER LA VERIFICA DI IDONEITA' DI UN SISTEMA RUOTA
                   AI FINI DELLA SUA OMOLOGAZIONE 

  1. Requisiti Generali
  I sistemi ruote devono:
  1.1 essere conformi  alle  norme  cogenti  per  l'omologazione  del
veicolo (Direttive e regolamenti CE ed UNECE) e per  la  circolazione
stradale (Codice della Strada);
  1.2  soddisfare  l'equivalenza  in  termini  di  diametro  nominale
esterno (pneumatico) con le  misure  degli  pneumatici  previsti  dal
costruttore del veicolo  in  fase  di  omologazione  del  tipo.  Sono
ammesse misure degli pneumatici che comportino una variazione  del  ±
2% della circonferenza di rotolamento rispetto alle circonferenze  di
rotolamento delle misure  degli  pneumatici  intermedie  previste  in
origine (in sede di omologazione) per un determinato tipo di veicolo,
a condizione che il relativo diametro nominale esterno non superi, di
oltre  l'1%,  il  massimo  diametro  nominale  esterno  previsto   in
omologazione dal costruttore del veicolo;
  1.3 avere una larghezza degli  pneumatici  non  superiore  del  10%
rispetto alla massima larghezza degli pneumatici previsti in origine;
  1.4 soddisfare, in particolare, l'allegato 10 del Regolamento UNECE
124;
  1.5 rispettare quanto previsto dagli standard tecnici vigenti (CUNA
o ETRTO) in termini di accoppiamento ruota-pneumatico.
  Inoltre:
  1.6 se il veicolo e' dotato di ruota  d'emergenza,  il  costruttore
del sistema deve garantire la possibilita' di montaggio di tale ruota
quando sul veicolo e' montato il sistema stesso";
  2. Prove
  La  verifica  di  idoneita'  di  un  sistema  ruota  e'  effettuata
attraverso le prove di seguito descritte.
  2.1 Conformita' al Regolamento UNECE 124
  2.1.1.  Le  ruote  del  sistema  oggetto  di  omologazione   devono
soddisfare i requisiti e le prescrizioni del Regolamento  UNECE  124.
Le ruote speciali sono soggette alle medesime  prove  e  prescrizioni
previste per le ruote replica parziale dallo stesso Regolamento UNECE
124.
  2.2 Prove supplementari
  Per i sistemi nei  quali  siano  presenti  ruote  speciali  debbono
essere soddisfatte le seguenti verifiche.
  2.2.1 Veicolo di prova
  Un veicolo, considerato rappresentativo per il tipo  per  il  quale
viene richiesta una omologazione di un  sistema  ruota,  deve  essere
equipaggiato con tale sistema.
  2.2.2 Verifiche statiche
  2.2.2.1 la variazione di carreggiata, fermo restando i  vincoli  di
cui all'art. 6, comma 2 del presente  regolamento,  non  deve  essere
inferiore di 2 mm rispetto al minimo valore originario del veicolo  e
non deve essere superiore piu' del 2% rispetto al  valore  originario
massimo del veicolo, a condizione che gli pneumatici non sporgano dal
profilo originario esterno della carrozzeria
  2.2.2.2  fermo  restano  quanto  prescritto  all'allegato  10   del
Regolamento UNECE 124, Il profilo interno della ruota  dovra'  essere
tale  da  mantenere,  rispetto  ai  componenti  interni  -  freni   /
sospensioni / carrozzeria -  una  distanza  minima  non  inferiore  a
quella delle combinazioni ruote/pneumatici originali del veicolo.
  2.2.2.3  Gli  pneumatici  facenti  parte   del   «sistema   ruota»,
necessariamente di tipo omologato secondo le pertinenti  norme  CE  o
UNECE, dovranno avere caratteristiche uguali  o  superiori  a  quelle
minime previste in  omologazione  dal  costruttore  del  veicolo,  in
particolare per quanto concerne:
    - indice di carico;
    - indice di velocita';
    - pressione di gonfiaggio (standard ETRTO)
  2.2.3 Prove dinamiche
  2.2.3.1 Prove per rilievo ingombri ruota
  Avvertenza:  Le  prove  di  ingombro  non  sono  richieste  qualora
l'ingombro della sezione trasversale del sistema ruota,  compreso  lo
pneumatico proposto rientra  nella  sagoma  degli  ingombri  ricavata
dalle possibili combinazioni ruote-pneumatici  omologati  in  origine
dal costruttore del veicolo.
  2.2.3.1.1  Preparazione  del  veicolo:  sulle  parti  attigue  agli
pneumatici deve essere interposto uno strato  di  materiale  plastico
con spessore di almeno 15 mm nelle zone di ingombro degli  pneumatici
stessi. Le prove sono superate se, durante l'esecuzione delle manovre
in seguito descritte, lo  strato  di  materiale  plastico  non  viene
asportato per contatto con gli pneumatici per  uno  spessore  pari  o
superiore al minimo tra 5 mm e la differenza  tra  la  sezione  dello
pneumatico  reale  utilizzato  per  la  prova  e  la  sezione   dello
pneumatico "max in service" tratto da ETRTO
  2.2.3.1.2 Steering Pad
  La prova deve essere effettuata 2 volte: prima con ruote sterzate a
sinistra e poi a destra, nel seguente modo:
  - condurre il veicolo ad  una  velocita'  tale  da  raggiungere  il
limite dell'aderenza con DVOL:
  0°, 45°, 90° e 180° e fondo scatola guida;
  - fermare il veicolo agendo sul  pedale  del  freno  con  le  ruote
completamente sterzate. L'azionamento del freno deve essere un "colpo
di freno", senza far intervenire l'ABS.
  2.2.3.1.3 Steering Pad in retromarcia
  La prova deve essere effettuata 2 volte: prima con ruote sterzate a
sinistra e poi a destra, nel seguente modo:
  - spuntare in retromarcia con DVOL: 0°, 45°, 90°  e  180°  e  fondo
scatola guida;
  - agire sul pedale del freno entro i primi due secondi, fermando il
veicolo con le ruote completamente sterzate. L'azionamento del  freno
deve essere un "colpo di freno", senza far intervenire l'ABS.
  2.2.3.1.4 Salita sul marciapiede in marcia avanti (altezza  gradino
= 115 mm)
  La prova deve essere ripetuta sterzando prima a sinistra  e  poi  a
destra, secondo le seguenti modalita':
  - posizionare il  veicolo  parallelamente  al  marciapiede  ad  una
distanza di circa 2,5 m;
  - portare il veicolo  alla  minima  velocita'  possibile  in  prima
marcia;
  - salire sul marciapiede diagonalmente con le  ruote  completamente
sterzate e subito dopo frenare fermando la vettura
  2.2.3.1.5. Salita sul marciapiede in retromarcia (altezza gradino =
115 mm)
  Ripetere la prova sterzando  prima  a  sinistra  e  poi  a  destra,
operando le seguenti manovre:
  - posizionare il  veicolo  parallelamente  al  marciapiede  ad  una
distanza di circa 2,5 m;
  -  portare  il  veicolo  alla   minima   velocita'   possibile   in
retromarcia;
  - salire sul marciapiede con  le  ruote  completamente  sterzate  e
subito dopo frenare fermando la vettura.
  2.2.3.1.6 Discesa dal gradino (altezza gradino = 150 mm)
  Portare il veicolo alla velocita' minima possibile in prima marcia.
Scendere  dal  gradino,  di  profilo  adeguato,   con   entrambe   le
sospensioni. La prova va eseguita a ruote dritte.
  2.2.3.1.7.  Onde  lunghe:  percorso   sinusoidale   simmetrico   su
specifica pista
  Portare il veicolo alla  velocita'  adeguata  alle  caratteristiche
d'ingombro della vettura (velocita' consigliata 50 km/h);  percorrere
le onde lunghe alla velocita' precedentemente impostata. La velocita'
del  veicolo  deve  essere  tale  da  garantire  il  tamponamento  in
compressione della sospensione anteriore.
  2.2.3.1.8  Onde  lunghe:  percorso   sinusoidale   asimmetrico   su
specifica pista;
  Il veicolo deve transitare con un lato sul percorso  sinusoidale  e
l'altra sul percorso piano; poi ripetere l'azione nel senso di marcia
opposto, in modo da interessare l'altro lato del veicolo:
  - portare il veicolo alla velocita' adeguata  alle  caratteristiche
d'ingombro della vettura (velocita' consigliata 50 km/h);
  - percorrere le onde lunghe a  velocita'  costante  precedentemente
impostata. La velocita' della vettura deve essere tale  da  garantire
il tamponamento in compressione della sospensione anteriore;
  2.2.3.1.9 Percorso sconnesso ed accidentato (10 KM)
  - Eseguire una prova su una strada caratterizzata da pavimentazione
accidentata ( es. pave', presenza di buche,  rotaie  ferrotranviarie,
etc.) con velocita' compresa tra i 30 e gli 80 km/h. La scelta  della
strada di prova deve essere convalidata dal servizio tecnico.
  Nota: nel caso in cui nell'esecuzione di una o di tutte  le  prove,
indicate  dal  punto  2.2.3.1.4  al  punto  2.2.3.1.6,  parti   della
carrozzeria del veicolo o parti della sottoscocca  urtano  contro  il
marciapiede, le stesse  prove  possono  essere  omesse  se  risultano
analogamente non eseguibili con il medesimo veicolo equipaggiato  con
le possibili combinazioni ruote-pneumatici  originarie  (previste  in
omologazione).
  2.2.3.2 Prova di comportamento su strada
  Il costruttore del sistema ruota effettua uno  specifico  programma
di prova su strada. Il programma deve essere descritto nella  domanda
di omologazione, di cui all'art. 3 del presente regolamento. Lo scopo
precipuo delle prove previste nel programma e'  quello  di  valutare,
oltre all'allentamento della coppia di  serraggio  delle  colonnette,
gli effetti  del  sistema  sul  veicolo  nel  suo  uso  ordinario  ed
individuare eventuali anomalie di comportamento del veicolo stesso.
  L'autorita' che concede l'omologazione puo' prescrivere  variazioni
o integrazioni del programma,
  Il programma di prova presuppone l'equipaggiamento del veicolo  con
sensori di temperatura posti nelle  zone  ritenute  critiche  per  lo
smaltimento del calore e  deve  essere  caratterizzato  almeno  dalle
seguenti fasi:
  a) montaggio del sistema ruota sul veicolo e misura della coppia di
serraggio delle colonnette;
  b) percorso di 200 km ad andatura di normale utilizzatore su strade
caratterizzate da curve e saliscendi;
  c) rilevazione della  coppia  di  serraggio  delle  colonnette;  il
decadimento medio deve essere inferiore al 20%;
  d) senza ripristinare il tiro sulle colonnette, percorso  misto  di
15 km con ripetute frenate in modo da mantenere  la  temperatura  dei
dischi freno anteriori con valori che vanno dai 350 ai 400°C;
  e) percorso di 72 km con ripetute curve a raggio  molto  stretto  e
con un tratto di circa 9 km caratterizzato da  fondo  sconnesso  (es.
buche, pave', etc.);
  A  fine  prova  il  tiro  delle  colonnette  deve   presentare   un
decadimento medio inferiore al 30%.
  Il report sugli esiti della prova di  comportamento  e'  consegnato
dal costruttore del sistema ruota al Servizio Tecnico.
  2.2.3.3 Frenatura ABS su tre fondi: asciutto,  bagnato  e  aderenza
differenziata destra/sinistra, al fine di verificare  l'equilibrio  e
la stabilita' a seguito della modifica dell'offset.
  2.2.3.4 Prova secondo standard ISO  3888-2  (prova  dell'Alce):  il
comportamento deve risultare  pari  oppure  migliorativo  rispetto  a
quello  registrato  con  gli  pneumatici  omologati  in  origine  dal
costruttore del veicolo.
  2.3  Verifiche  e  prove  di  in  applicazione   delle   norme   di
omologazione del veicolo
  Il servizio tecnico valuta l'eventuale influenza del sistema  ruota
sull'originaria conformita' alle norme in  seguito  elencate  ed,  in
caso affermativo, procede alla relative verifiche in conformita' alle
medesime norme:
  2.3.1 Regolamento ECE 13H: verifica sistemi attivi (ESC)
  2.3.2 Direttiva 2005/1 1/CE: pneumatici verifica carichi/velocita'
  2.3.3 Direttiva 94/78/CE: parafanghi - catene
  2.3.4 Direttiva 2007/15/CE: sporgenze esterne 

 (Allegato D )
                                                      Art. 5, comma 3 

                             Allegato D 

                 MODELLO CERTIFICATO DI CONFORMITA'
                          PER SISTEMA RUOTA 

LOGO DEL COSTRUTTORE DEL SISTEMA 

  Il sottoscritto ......... in qualita' di ..........
  della ditta/societa' ......... con sede in ....... 

                              CERTIFICA 

  che il sistema ruota sotto indicato e' conforme  in  tutte  le  sue
parti al tipo omologato dal  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei
trasporti, Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i  sistemi
informativi e statistici ? Direzione generale per la  motorizzazione,
con certificato n. ......... del ../../....
  SISTEMA RUOTA COMPOSTO DA:
  - RUOTA (n. identificazione, estremi di omologazione, marcatura  di
cui al par. 5 del Reg. 124 UN/ECE) .......
  (eventuali)
  - PNEUMATICI (designazione dimensionali) .......
  - Adattatore/distanziali (descrizione) .......
  - Viti o dadi di fissaggio (descrizione) ........ 

  Certificato n. ..... del ../../.... 

                                                       Firma
                                                ..................... 

  --------------------------------------
  (1) sottoscrizione della domanda da parte di persona autorizzata
(Allegato E )
(Allegato E )
                                                      Art. 6, comma 1 

                             Allegato E 

Dichiarazione concernente l'installazione  sul  veicolo  del  sistema
                                ruota 

  Carta intestata o timbro della Ditta 

  Il sottoscritto ......  nato  a  .......  il  .......  residente  a
....... via ....... in qualita' di ......... della Ditta ........ con
sede in ......... partiva IVA o C.F. .........
  Iscritta alla ......... N. .....
  Consapevole delle sanzioni penali previste  dall'art.  76  del  DPR
445/2000 in caso di dichiarazioni mendaci e falsita' negli atti 

                              DICHIARA 

  ai sensi e per gli effetti dell'art. 47 del medesimo DPR 445/2000:
  - di aver installato sul veicolo targato ...... telaio n.  ........
il sistema ruote individuato dal numero di omologazione  .........  e
costituito dai seguenti elementi:
  1) ..........
  2) ..........
  3) ..........
  ..........
  - che l'installazione e' stato effettuata a perfetta regola  d'arte
e nel rispetto delle prescrizioni fornite dal costruttore del sistema
stesso e di quelle del costruttore del veicolo(1) .
  Si allega alla presente copia del documento  di  identita’  (se  la
firma  non  e’  stata  depositata  presso   il   competente   Ufficio
Motorizzazione Civile). 

Luogo e data                          firma (per esteso e leggibile)

    ——————————–
     (1) cancellare “e di quelle del costruttore del veicolo” se  non
ricorre